La relazione illustra le ragioni che hanno condotto all’emanazione della legge n. 3/2012 e offre una panoramica degli obiettivi da essa perseguiti, per poi concentrarsi sulle criticità legate all’ampiezza del concetto di colpa del consumatore sovraindebitato, che ne limitano, di fatto, l’applicazione.
La legge n. 3/2012 interviene, come il canto della civetta (che arriva alla fine del giorno), dopo che si sono rivelati i bisogni dell’uomo, che la legge stessa appunto va a regolare. Tre sono le ragioni, tutte di pari importanza, che hanno indotto il Legislatore a regolare il fenomeno del sovraindebitamento del consumatore (e assimilati). La prima risale al 1° gennaio del 2002, data di conversione della Lira in Euro, cui è seguita la progressiva perdita del potere di acquisto della moneta, stimata dopo 10 anni (2012) dal CODACONS nel 39,7/% in meno. Chi guadagnava un milione di lire al mese si è ritrovato con € 500 in busta paga, ed un potere di acquisto pari a circa seicentomila lire. Di conseguenza, considerato che la stragrande maggioranza degli italiani percepisce un reddito fisso, che non si è potuto adeguare (come quello, ad esempio, di artigiani, di commercianti e di professionisti) all’aumento del costo della vita (comunque progressivo per tutti i beni di largo consumo, con qualche eccezione, come per la telefonia fissa e mobile), l’incapacità di adempiere regolarmente alle proprie obbligazioni, che era stata appannaggio della sola categoria degli imprenditori commerciali, è invece divenuta un fatto riguardante larghissimi strati della popolazione, insomma l’insolvenza è divenuta un fenomeno di massa. Pertanto, in primo luogo, la l. n. 3/2012 offre una risposta concreta all’esigenza collettiva di regolamentazione dell’insolvenza del consumatore (lato sensu considerato), inteso come soggetto non fallibile, introducendo anche il concordato (o la liquidazione giudiziale) del consumatore o del piccolo imprenditore. In secondo luogo, anche come effetto collegato al precedente, negli ultimi dieci-dodici anni, non arrivando più le famiglie - come si dice - a fine mese, è andato aumentando il ricorso al prestito al consumo, non sempre seguendo i canali ufficiali, e comunque con la conseguenza dell’incremento abnorme dell’usura, con tassi di interesse soprasoglia, sicché, oltre alla perdita del potere di acquisto dello stipendio, gli Italiani si sono ritrovati anche con meno denaro a disposizione, assorbito dal progressivo debito di restituzione. La l. n. 3/2012, che, per la parte relativa al sovraindebitamento, inizia dall’art. 6 (e non, come avviene di solito, dall’art. 1), nei primi cinque articoli si occupa di modifiche alla disciplina dell’usura e dell’estorsione, vuole essere infatti una risposta efficace dello Stato al fenomeno criminale, e, per quanto ci riguarda, alle sue conseguenze sul piano del sovraindebitamento, dando la possibilità ai consumatori di uscire esdebitati dalle morse degli usurai ed estorsori. Infine, la l. n. 3/2012 colma il vuoto venutosi a creare nel tempo con il mutamento di mentalità (a partire dalle riforme del 2006) che ha riguardato l’evento [continua..]